SARAH & SALEEM – Là dove nulla è possibile di Muayad Alayan, 2019

SARAH & SALEEM – Là dove nulla è possibile di Muayad Alayan, 2019

Il sottotitolo con cui questo film è arrivato nelle nostre sale dice molto, forse tutto, di ciò che “non può accadere” in una terra dilaniata da un clima di costante tensione, come quello che caratterizza i rapporti tra Israele e Palestina.

 

L’israeliana Sarah è sposata con un ufficiale dell’esercito e gestisce un bar a Gerusalemme Ovest; Saleem, anche lui sposato e prossimo padre, è palestinese e vive a Gerusalemme Est dove fa il fattorino per un panificio. I due, pur non trascurando le rispettive famiglie, hanno una relazione che di fatto si limita a fugaci rapporti sessuali consumati all’interno del furgoncino che l’uomo usa per il suo lavoro. Sarah e Saleem sono due persone che “politicamente” parlando non dovrebbero stare insieme ma che invece non considerano affatto questo aspetto delle loro vite: il loro “tradimento” privato si trasformerà incredibilmente in un caso politico e sociale di dimensioni inimmaginabili.

Palestinese doc, ma con una formazione cinematografica americana, Muayad Alayan con Sarah & Saleem realizza un piccolo capolavoro costruito su una sceneggiatura, curata da suo fratello Rami, perfetta, che non cade nei soliti cliché della storia d’amore impossibile, sullo sfondo degli attriti sanguinosi tra israeliani e palestinesi. Ma ciò che affascina e appassiona di più, di questo vero e proprio gioiello cinematografico, è il peso delle circostanze casuali che trasformano una semplice infedeltà coniugale in qualcosa che sfugge a qualunque controllo, in un meccanismo dove i tasselli della storia sembrano incastrarsi alla perfezione per arrivare ad un risultato quanto mai imprevedibile e per dimostrare, ancora una volta, come in questa terra massacrata nulla sia veramente possibile.

Lo scontro titanico tra le due donne coinvolte, Sarah e Bisa, la giovane moglie di Saleem in attesa del loro primo figlio, rappresenta il fulcro del film: sono loro le vere protagoniste della storia e saranno loro a trovare una soluzione non banale, e di certo non priva di sofferenza, mentre agli uomini non rimarrà che scontrarsi per fomentare un odio che non sembra avere soluzione di continuità.

Il film trova ispirazione da una storia vera e riesce a tratteggiare, in un’ambientazione dove ogni singola scena ci parla di conflitto razziale e di soprusi, il ritratto di due donne molto diverse, rivali in amore ma entrambe vittime, che hanno tuttavia il coraggio di lottare insieme per far emergere la verità, sfidando ogni possibile conseguenza.

Presentato in anteprima italiana al Bari International Film Festival, il film ha già riscosso importanti premi con ampi consensi di critica e di pubblico. Da non perdere.

data di pubblicazione:08/05/2019


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IL MAESTRO DI VIOLINO di Sérgio Machado, 2018

IL MAESTRO DI VIOLINO di Sérgio Machado, 2018

Laerte, sin dalla tenera età di quattro anni, si è dedicato con passione allo studio del violino incoraggiato dai genitori che ne hanno fatto un vero e proprio bambino prodigio e che continuano, anche da adulto, a seguirlo a distanza con un interesse molto pressante. Ma la tensione ed una incontrollata emotività lo bloccano durante un’importante audizione per far parte dell’orchestra sinfonica di San Paolo in Brasile; non riuscendo a confessare ai genitori il suo fallimento, Laerte per sostenersi decide di accettare un incarico temporaneo come insegnante di musica presso una scuola pubblica che si trova all’interno della grande favela di Heliopolis. L’uomo scoprirà che conquistarsi, con rabbia e determinazione, la fiducia di quegli adolescenti ribelli, alcuni dei quali inseriti nel contesto della malavita locale, sarà la migliore medicina per superare le sue incertezze con le quali farà finalmente i conti.

 

 

Il Maestro di Violino uscito da poco nelle nostre sale, seppur sembri ricalcare il film del 2017 La Mélodie del regista e attore Rochid Hami ambientato nella periferia parigina, in realtà risulta essere precedente ad esso di ben due anni. La trama è molto simile e le problematiche di giovani emarginati che solo attraverso la passione per la musica riescono a realizzare il proprio riscatto sociale anche; ma c’è da dire che questa pellicola di Sérgio Machado è più incisiva della versione francese. Il regista brasiliano, tra una sonata di Bach e un brano strumentale rap, trova infatti ispirazione e pretesto per parlarci dei problemi del suo paese, inserendo questa storia sulla potenza salvifica della musica all’interno della violenza e del malaffare di una delle più grandi favelas dell’America latina. Protagonista è il virtuoso violinista Laerte (Làzaro Ramos) che, con le sue insicurezze caratteriali, si trova quasi forzatamente ad avere a che fare con un gruppo di ragazzi disadattati che frequentano svogliatamente le sue lezioni di musica; ma per loro studiare uno spartito può rappresentare anche elemento di distrazione dalla brutale realtà in cui vivono e Laerte dovrà renderli consapevoli di quanto la musica abbia una propria intrinseca forza che travalica ogni barriera sino a rendere veramente liberi.

La narrazione rimanda alla storia vera della nascita dell’Istituto Baccarelli che, proprio in quella favela, convogliò centinaia di ragazzi verso lo studio della musica classica, impartendogli un’educazione musicale di alto livello tanto che oggi la sua orchestra sinfonica riesce a portare al successo giovani di grande talento.

Il film, ben fatto e molto realistico, entra silenziosamente nella psicologia non solo dei ragazzi ma anche del loro professore che si scontrerà con compromessi pesanti per raggiungere il suo obiettivo, necessario a lui e ai suoi allievi.

data di pubblicazione:17/09/2018


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75. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018: TUTTI I VINCITORI

75. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018: TUTTI I VINCITORI

Confermando le aspettative, sia del pubblico che della critica internazionale presente a questa interessante edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, la giuria presieduta dal regista Guillermo del Toro ha assegnato il Leone d’Oro a ROMA del regista messicano Alfonso Cuaròn. Il film, che narra di un anno turbolento nella vita di una famiglia borghese nella Città del Messico degli anni Settanta, era stato accolto molto favorevolmente e già dalla sua presentazione nella seconda giornata della Mostra era sembrato a tutti chiaro che la pellicola avrebbe avuto ottime chance di vincere. Altri premi meritatissimi sono stati quelli assegnati al film The Favourite di Yorgos Lanthimos, con tre interpreti d’eccezione ed una angolatura di assoluta originalità nel narrare le vicende della regina Anna e le sue cortigiane. Peccato per il cinema italiano, mai come quest’anno ben rappresentato da Martone, Guadagnino, Minervini e dall’esordiente Cremonini.

Ecco l’elenco di tutti i premi assegnati:

Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria a Yorgos Lanthimos per il film The Favourite;

Leone d’Argento – Premio per la miglior regia a Jacques Audiard per il film The Sisters Brothers;

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Willem Dafoe nel film At Eternity’s Gate di Julian Schnabel;

Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Olivia Colman nel film The Favourite di Yorgos Lanthinos;

Premio per la migliore sceneggiatura ai fratelli Coen per il film The Ballad of Buster Scruggs;

Pemio Speciale della Giuria al film The Nightingale di Jennifer Kent;

Premio Marcello Mastroianni al miglior giovane attore emergente a Baykali Ganambarr nel film The Nightingale di Jennifer Kent.

Per la Sezione Orizzonti, questa la lista dei premi:

Premio Orizzonti per il miglior film a Phuttiphong Aroonpheng per il film Kraben Rahu;

Premio Orizzonti per la miglior regia a Emir Baigazin per il film Ozen;

Premio Speciale della Giuria Orizzonti a Mahmut Fazil Coskun per il film Anons;

Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile a Kais Nashif nel film Tel Aviv on Fire;

Premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile a Natalia Kudryashova nel film The Man who Surprised Everyone;

Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura a Pema Tseden per il film Jinpa;

Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio a Aditya Ahmad per il film Kado;

Questa 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stata anche densa di eventi collaterali come l’interessante rassegna fotografica de Il Cinema in Mostra, Volti e Immagini della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932-2018 organizzata presso il famoso Hotel Des Bains al Lido attingendo all’interessantissimo materiale dell’archivio storico della Biennale.

Ottima la selezione delle pellicole presentate, che confermano come Venezia sia a tutti gli effetti sede di uno delle più prestigiose kermesse internazionali di cinema, dove spesso i film premiati trovano conferma anche agli Oscar.

Come sempre un red carpet affollatissimo di personaggi famosi del mondo del cinema e non solo, con grande pubblico che ha affollato i viali del Lido, in una atmosfera elettrizzante e carica di genuino entusiasmo. Arrivederci all’edizione 2019!

data di pubblicazione:09/09/2018

75. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018

75. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018

Oggi alle ore 11, in un’assolata mattinata di luglio, al cospetto di una folla di critici cinematografici, giornalisti, appassionati e curiosi, si è tenuta, presso il cinema Moderno di Piazza della Repubblica in Roma, la conferenza stampa in cui è stato comunicato il programma della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il Presidente della Biennale Paolo Baratta, che come di consueto ha aperto la conferenza stampa, tra le novità di quest’anno ha annunciato che in concomitanza con il Festival sarà allestita, presso lo storico Hotel Des Bain al Lido e grazie alla disponibilità della società Coima Sgr, un’esposizione sulla storia della Mostra del cinema che attinge ai materiali dell’Archivio Storico, dal titolo Il cinema in Mostra: volti e immagini dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932-2018. L’esposizione includerà foto, filmati, documenti e materiali per lo più inediti sulla storia della Mostra, fatta eccezione per dodici anni di cui, per motivi diversi, non si è conservata memoria delle relative edizioni della manifestazione. Il Direttore del Settore Cinema Alberto Barbera, che curerà l’esposizione, dopo l’intervento del Presidente Baratta, ha iniziato il suo di intervento cominciando dai ringraziamenti a tutti coloro che ogni anno rendono possibile la realizzazione di quello che è il più antico Festival del Cinema al mondo.

Quest’anno sono stati esaminati in poche settimane più di 3.500 film e scelte molte pellicole di genere quali western, commedie, musical, crime story, con cui molti autori si sono misurati, per un programma che già dai primi accenni si preannuncia esplosivo.

La selezione, contrariamente al passato, forse sull’onda di altre innovative rassegne, sembra andare più incontro ai gusti degli appassionati piuttosto che a quello dei critici per la diversità di film presentati. Ricchezza e varietà, come ha più volte sottolineato Barbera, sono dunque le caratteristiche del cinema contemporaneo di questa nuova edizione della kermesse veneziana: autori affermati, alcuni dei quali per la prima volta a Venezia, ma anche 11 nuovi registi, molti dei quali nella Sezione Orizzonti, tante opere prime e seconde. Tra i classici, si contano 17 film restaurati e 8 documentari sul cinema uno dei quali è su Buster Keaton ed un altro sulle donne, con la voce narrante di Tilda Swinton.

Da quest’anno la Sezione Cinema in giardino si chiamerà “Sconfini”, con al suo interno una categoria estremamente eterogenea di pellicole provenienti da tutto il mondo, mentre 13 saranno i cortometraggi.

Per la Sezione “Orizzonti”, 19 saranno le pellicole tutte di autori poco conosciuti, tra cui 8 opere prime; tra i film di questa sezione il 29 agosto, giorno di apertura del Festival, verrà proiettata Sulla mia pelle pellicola di Alessio Cremonini sul caso Cucchi con Alessandro Borghi, padrino della passata edizione del Festival, veste che quest’anno sarà affidata a Michele Riondino; mentre Un giorno all’improvviso vede il debutto di Ciro D’Emilio, un po’ come fu per Dario Albertini con il suo Manuel lo scorso anno.

Nella Sezione Fuori Concorso, che quest’anno annovera 10 documentari, attesissimi sono l’Evento Speciale The other side of the wind di Orson Wells, completato e restaurato, A star is born con Lady Gaga e di Bradley Cooper nella triplice veste di regista, attore e cantante per questo quarto remake del film, e La quietud di Pablo Trapero, considerato come la continuazione ideale de Il clan, L’amica geniale del nostro Saverio Costanzo tratto dai romanzi della misteriosa Ferrante, serie tv prodotta da Netflix che pur non essendo ascrivibile a pieno titolo per il cinema, ha la stessa valenza che ebbe lo scorso anno The Young Pope di Sorrentino; ed infine, ma non ultimo, Dragged Across Concrete con Mel Gibson e Vince Vaughn.

21 le pellicole in Concorso in prima mondiale, tra queste sono da segnalare la pellicola che aprirà il Festival First man di Damien Chazelle preannunciata come una film diametralmente opposto al pluripremiato La La Land presentato a Venezia 73, l’ironico film western europeo girato tra la Spagna e la Romania The sisters brothers con un cast tutto americano, il sorprendente, come lo ha definito Barbera, Vox Lux di Brady Corbet con Natalie Portman e Jude Law, oltre all’atteso Suspiria, definito come il film più ambizioso di Luca Guadagnino con Tilda Swinton che riveste ben tre ruoli, per passare infine all’ultimo attesissimo film dei fratelli Coen The ballad of Buster Scruggs, un western in 6 episodi. Qui di seguito tutti i titoli dei film in Concorso:

First man di Damien Chazelle (film di apertura)

Napszállta (Sunset) di Laszlo Nemes

The mountain di Rick Alverson

Doubles vies di Olivier Assayas

The sisters brothers di Jacques Audiard

The ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen

Vox Lux di Brady Corbet

Roma di Alfonso Cuaron

22 July di Paul Greengrass

Suspiria  di Luca Guadagnino

Werk ohone autor (Opera senza autore) di Florian Henckel Von Donnensmarck

The nightingale di Jennifer Kent

The favourite di Yorgos Lanthimos

Peterloo di Mike Leigh

Capri – Revolution di Mario Martone

What you gonna do when the world’s on fire? di Roberto Minervini

Frères Ennemis di David Oelhoffen

Nuestro tiempo di Carlos Reygadas

At eternity’s gate di Julian Schnabel

Acusada di Gonzalo Tobal

Zan (Killing) di Shinaya Tsukamoto

Accreditati sarà presente al Lido durante tutta la durata del Festival. Dunque, arrivederci a Venezia!

data di pubblicazione:25/07/2018

NAVIGANTI NELLE TENEBRE di Carlo Mazza – Edizioni E/O, 2018

NAVIGANTI NELLE TENEBRE di Carlo Mazza – Edizioni E/O, 2018

Nel 2012 Massimo Carlotto presentò la nuova collezione Sabot/Age per l’editrice E/O spiegando che il genere noir può essere uno strumento utile per riuscire a leggere la realtà; la collezione è dedicata alle storie che non si raccontano più, storie di degrado della società italiana. Tra i primi due scrittori scelti per la pubblicazione ci fu Carlo Mazza col suo Lupi di fronte al mare.

Oggi Carlo Mazza ha pubblicato il suo terzo libro Naviganti delle Tenebre ambientato sempre a Bari, città meticcia e contraddittoria, dove ancora una volta il capitano Bosdaves dovrà risolvere l’ennesimo mistero: la scomparsa di una ragazza etiope, migrata in Italia nel ‘93.

L’autore è barese e la sua esigenza di realtà lo spinge ad ambientare a Bari le storie di degrado e sfruttamento di migranti costretti a prostituirsi e spacciare droga. Il racconto prosegue con stile asciutto ed essenziale, tra abissi di violenza e dolore, in una rappresentazione corale di personaggi legati tutti da avvenimenti drammatici passati.

Domina in molti il senso di colpa e il desiderio di espiazione, unitamente al sogno di fuga come soluzione per le proprie responsabilità. La fuga viene declinata in tutti i suoi aspetti, dal bisogno di fuggire in continenti altri, alla fuga da fermi che sarà la drammatica soluzione di alcuni.

Gli avvenimenti descritti rappresentano una realtà ormai troppo compromessa per far sperare in un lieto fine e lo stesso atteggiamento di sfiducia e pessimismo si riflette nell’impostazione mentale del protagonista, il capitano Bosdaves.

Scrupoloso nel suo lavoro, complice con gli amici maschi, bipolare, non sa relazionarsi però con le donne e in particolare con la moglie. Ama l’idea della famiglia ma la vive solo come luogo in cui trovare consolazione, di ritorno dal lavoro, e ricevere senza dare. Non riesce a capire quando e perché è entrato in crisi il rapporto con la moglie, non ha pazienza, capacità di ascolto o attenzione all’altra.

Il finale di questo noir fa intuire che, in assenza di accoglienza e integrazione, non ci sarà speranza né per Bari, città rappresentativa di una realtà più vasta, né per i rapporti interpersonali.

Tutti potenziali incontri-mancati come quello descritto nel capitolo quarto del Cantico dei Cantici.

Lo stesso patrono della città San Nicola, emblema di fratellanza tra popoli e di messaggio di salvezza rischia di annegare tra i flutti torbidi del mare nostrum sempre più luogo di morte.

data di pubblicazione:12/07/2018