(Teatro Quirino – Roma, 23 dicembre 2019/6 gennaio 2020)

Teo è una donna a cui piace vivere stando lontana dagli uomini. Il desiderio di diventare mamma però è un’altra cosa e per fortuna viene a soccorrerla la possibilità della fecondazione artificiale.

 

 

 

Nancy Brilli è una simpatica Teodolinda, per gli amici Teo. Vive sola e senza alcun tipo di relazione, specialmente con gli uomini. È una pittrice di gran talento e il suo autoritratto appeso alla parete ci dice che non c’è altro centro nella sua vita che sé stessa. Gianni (Igi Meggiorin), il suo vicino di appartamento, timido e impacciato con le donne, lavora presso un laboratorio dove si pratica l’inseminazione artificiale. L’occasione fa la donna, in questo caso, ladra e approfittando di una visita in laboratorio Teo ruba la provetta numero 668 grazie alla quale riesce a rimanere incinta. Il desiderio però di conoscere l’identità del padre la spinge, attraverso un inganno, a estorcere dalla bocca dell’ingenuo Gianni il nome del donatore, che scopriremo essere Osvaldo Menicucci (Daniele Antonini), un tronfio, baldanzoso e donnaiolo ragazzotto romano, che vive ancora con la madre siciliana Carmela (Fioretta Mari). L’interesse di Teo per Osvaldo non è affatto finalizzato alla conquista sentimentale, bensì a un’analisi attenta per accertarsi del buono stato di salute dell’uomo e prefigurarsi come potrà essere caratterialmente il bambino, o la bambina, che nascerà. Tuttavia, le sue certezze – anche se per poco – verranno seriamente minacciate. Le scene comiche si moltiplicano e l’intreccio si complica, ma alla fine – colpo di scena – tutto prenderà una piega inaspettata: ogni attore che ha preso parte nella storia sarà chiamato, come in una grande famiglia allargata, a prendersi cura della crescita libera e sana del bambino.

Per chi ha avuto modo di conoscere la versione degli anni ‘80, dal vivo o grazie a una registrazione, con Ombretta Colli nei panni della protagonista, noterà che il nuovo adattamento ha delle differenze rispetto all’originale, soprattutto nelle musiche, nell’assenza di alcune scene, e nell’aggiunta del personaggio di Markus, con la kappa (Nicola D’Ortona), alter ego maschile di Samantha, con l’acca (Giulia Gallone), modelli entrambi per le storie a fumetto di Teo. La commedia musicale, giudicata assai moderna già trent’anni fa quando usciva la prima volta, dimostra di non aver perso spessore e interesse. Merito certamente della grande regista Lina Wertmüller, premio Oscar alla carriera, che di relazioni tra uomini e donne e di temi sociali è maestra. Se a renderla attuale sono di sicuro i dispositivi elettronici usati dai personaggi per comunicare tra loro (telefonini e account social) o per lavorare (Gianni usa un octapad per comporre la sua musica) non di meno svolgono questa funzione alcuni accenni a tematiche attuali di interesse sociale. Uno fra tutti la denuncia dell’assenza in Italia di una legge per fecondazione assistita a favore delle coppie omosessuali, che la regista risolve senza troppe parole, nel fugace attimo di una battuta. Ma a rendere attuale la pièce è senz’altro una caratteristica insita proprio nella stessa: l’assenza di moralismo. Nelle battute, così come nei personaggi, non è mai espresso un giudizio o peggio ancora un pregiudizio sulle cose o sulle scelte: tutto è trattato con estrema leggerezza e rispetto e risolto con grande e raffinata ironia. Ecco perché è una commedia da riconsiderare e senza alcun dubbio andare a vedere.

data di pubblicazione:27/12/2019


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