SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini, 2018

SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini, 2018

Il 15 ottobre del 2009 il 31enne Stefano Cucchi viene fermato dai carabinieri e trovato in possesso di alcune dosi di stupefacenti, mentre era in compagnia di un amico; trattenuto in custodia cautelare, morirà all’ospedale Sandro Pertini appena una settimana dopo: pesava solo 37 chilogrammi. La cronaca giudiziaria, seguita da tutti i quotidiani nazionali e che ha coinvolto agenti di polizia, medici del carcere di Regina Coeli e carabinieri, sino alla clamorosa riapertura dell’inchiesta in seguito alla battaglia intrapresa dai familiari ed alla testimonianza del maresciallo dei carabinieri Riccardo Casamassima, è storia dei nostri giorni. Il film vuole essere un misurato resoconto di quei giorni, senza dare giudizi.

 

L’opera prima di Alessio Cremonini ha aperto la Sezione Orizzonti nell’ultima bellissima edizione del Festival del Cinema di Venezia appena conclusasi. La pellicola, definita dallo stesso Barbera in un’intervista a Vanity Fair “il film che non dovrebbe vedere solo chi si occupa di ordine pubblico, ma chiunque abbia a cuore la salute della società”, è stata molto applaudita durante la prima proiezione pubblica a Venezia. Sulla mia pelle esce in contemporanea oggi nelle sale italiane distribuito da Lucky Red e in 190 paesi da Netflix che l’ha anche prodotto, sulla scia delle recenti polemiche di alcune associazioni di esercenti cinematografici contro la scelta di aver inserito nella kermesse veneziana alcuni film non destinati solo alla visione in sala; tuttavia esse non devono né possono togliere nulla a questo film, coraggioso ed onesto, esempio lampante di come il cinema possa essere lo strumento per raccontare una storia che “doveva essere raccontata”, grazie ad una rigorosa sceneggiatura che è riuscita a trovare la giusta misura per parlare di persone reali, nell’ambito di una vicenda drammatica peraltro non ancora conclusa.

Un plauso particolare va agli attori, una vera e propria squadra interessante, impreziosita dall’intensa interpretazione di Alessandro Borghi nei panni di Stefano Cucchi, capace di calarsi anima e corpo nella pelle del protagonista, non solo fisicamente ma anche nella vocalità: sono poi i suoi occhi a confermare la bravura di questo giovane attore, con cui riesce a mutuare le emozioni interiori di un uomo che vuole cambiare continuando a sbagliare. Jasmine Trinca interpreta la sorella Ilaria, una donna che ha reso “pubblico un dolore privato” come atto dovuto ad una morte ingiusta e che poteva essere evitata, facendoci conoscere la sua durezza nei confronti di questo fratello che continua a commettere errori, che tuttavia non le impediscono ugualmente di amarlo.

Il film, mostrandoci senza reticenze proprio le debolezze, con misura e rispetto si appella a quella umanità che sovente viene dimenticata a causa di pregiudizi che ci spingono a condannare e a schierarci prima ancora di conoscere.

Un inedito Max Tortora, nella parte del padre di Stefano, sorprende e commuove.

data di pubblicazione:12/09/2018


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SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini, 2018

SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini, 2018

(75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Il 15 ottobre del 2009 il 31enne Stefano Cucchi viene fermato dai carabinieri e trovato in possesso di alcune dosi di stupefacenti, mentre si trovava in compagnia di un amico; trattenuto in custodia cautelare, morirà all’ospedale Sandro Pertini appena una settimana dopo: pesava solo 37 chilogrammi. La cronaca giudiziaria, seguita da tutti i quotidiani nazionali e che ha coinvolto agenti di polizia, medici del carcere di Regina Coeli e carabinieri, sino alla clamorosa riapertura dell’inchiesta in seguito alla battaglia intrapresa dai familiari ed alla testimonianza del maresciallo dei carabinieri Riccardo Casamassima, è storia dei nostri giorni.

Il film vuole essere un misurato resoconto di quei giorni, senza dare giudizi.

 

Apre la Sezione Orizzonti l’opera prima di Alessio Cremonini, che Barbera ha definito in un’intervista a Vanity Fair di questa settimana“il film che non dovrebbe vedere solo chi si occupa di ordine pubblico, ma chiunque abbia a cuore la salute della società”; la pellicola sarà distribuita in contemporanea il prossimo 12 settembre nelle sale italiane da Lucky Red e in 190 paesi da Netflix, che l’ha anche prodotta.

Questo film è l’esempio lampante di come il cinema possa essere lo strumento per raccontare una storia che doveva essere raccontata, grazie ad una rigorosa sceneggiatura che è riuscita a trovare la giusta misura per parlare di persone reali, nell’ambito di una vicenda drammatica peraltro non ancora conclusa. Un plauso particolare va agli attori, una vera e propria squadra interessante, impreziosita dall’intensa interpretazione di Alessandro Borghi nei panni di Stefano Cucchi, capace di calarsi anima e corpo nella pelle del protagonista, non solo fisicamente ma anche nella vocalità: sono poi i suoi occhi a confermare la bravura di questo giovane attore, con cui riesce a mutuare le emozioni interiori di un uomo che vuole cambiare continuando a sbagliare. Jasmine Trinca interpreta la sorella Ilaria, una donna che ha reso pubblico un dolore privato come atto dovuto ad una morte ingiusta e che poteva essere evitata, facendoci conoscere la sua durezza nei confronti di questo fratello che continua a commettere errori, che tuttavia non le impediscono ugualmente di amarlo.

Il film, mostrandoci senza reticenze proprio le debolezze, con misura e rispetto si appella a quella umanità che sovente viene dimenticata a causa di pregiudizi che ci spingono a condannare e a schierarci prima ancora di conoscere.

Un inedito Max Tortora, nella parte del padre di Stefano, sorprende e commuove.

data di pubblicazione:30/08/2018








LIMBO di Lucio Pellegrini – Fiction Film Festival di Roma

LIMBO di Lucio Pellegrini – Fiction Film Festival di Roma

Il soldato Manuela Paris (Kasia Smutniak), appena rientrata dall’Afghanistan dov’è stata vittima di un attentato, deve combattere una sua personale guerra, ovvero il difficile reintegro nella vita di tutti i giorni. In quell’attentato sono morti alcuni dei suoi uomini, lei stessa è stata gravemente ferita e il sul corpo è segnato da cicatrici profonde, da ricordi dolorosi e confusi. Personaggio chiuso, essenziale, trattenuto, in un inverno freddo e umido deve ricomporre il proprio passato disperso nella luce e nella polvere dell’Afghanistan. Nella cittadina di mare vicino a Roma dove abita con la famiglia, Manuela incontra Mattia (Adriano Giannini), un misterioso ospite dell’Hotel Bellavista. L’uomo, apparentemente senza passato, come lei è sospeso in un limbo di attesa e di ricordi e assieme, si avventurano in un gioco inaspettato di sentimenti e scontri.  L’incontro è l’occasione per fare ognuno i conti con la propria storia. Sovrapposizioni di pensieri e di immagini: scene di guerra contrapposte a quelle domestiche, il rito del pranzo di Natale in famiglia, gli incubi notturni, il dolore fisico, i parenti che vorrebbero sapere, il sesso, i silenzi.  Il Limbo è la condizione di sospensione in cui si trovano i due protagonisti, la bolla che li separa dalla propria esistenza. Come uscire dal limbo? Forse  solo con l’amore o meglio con la speranza dell’amore. Le due anime ferite, che vivono le proprie cicatrici, possono aprirsi al mondo ed all’amore accettando le proprie sconfitte e i propri destini.

Senza un filo di trucco, trincerata nel dolore, Kasia Smutniak è la tormentata protagonista di Limbodi Lucio Pellegrini, il film tv tratto dal romanzo di Melania Mazzucco (edito da Einaudi), presentato al Fiction Film Fest di Roma il 14 novembre e in onda su Rai1 il 2 dicembre, premiata, grazie alla sua forte ed intensa interpretazione, quale miglior attrice allo stesso Fiction Film Fest.

Un racconto quanto mai attuale che affronta il tema dei soldati di pace, dei valori della libertà e della democrazia, ma anche il racconto dello sguardo femminile sulla guerra, delle resistenze e dei pregiudizi che la protagonista deve combattere per affermare la sua leadership su un gruppo di soldati uomini.

Una storia difficile, dura, non rassicurante, ma certamente coinvolgente.

data di pubblicazione 17/11/2015

MONSTERS AND MEN di Reinaldo Marcus Green, 2018

MONSTERS AND MEN di Reinaldo Marcus Green, 2018

(FESTA DEL CINEMA DI ROMA – 13ma Edizione, 18/28 ottobre 2018)

Le violenze, gli abusi e i silenzi della polizia americana, che nasconde dietro la divisa i più odiosi pregiudizi razziali, si incrociano con le storie di tre uomini chiamati a scegliere da che parte stare: perché, nella vita, prima o poi, sempre un momento in cui si può scegliere se restare mostri o divenire uomini.

Danny (John David Washington) è poliziotto nero costretto a fare i conti, malgrado la divisa che indossa, con i pregiudizi legati al colore della sua pelle. Manny (Anthony Ramos) è un giovane padre di famiglia che si divide tra la strada e la ricerca di un lavoro “per bene”. Zyrick (Kelvin Harrison Jr.) è un ragazzo con il talento per il baseball, che, insieme al suo papà, accarezza il sogno del successo da professionista.

Le storie dei tre protagonisti si incrociano e si sfiorano nel momento in cui una notte, in uno dei quartieri “difficili” di Brooklyn (Bed-Stuy), sei poliziotti fermano Darius Larson (Samel Edwards), il nero che tutti conoscono come il gestore del negozio di alimentari all’angolo della strada: sempre pronto a donare un dollaro ai ragazzini, ma anche a rifornire di sigarette di contrabbando chiunque ne faccia richiesta. L’atmosfera diviene nervosa, l’agente Sala lascia partire un colpo di pistola e Darius resta ucciso. Manny assiste alla scena e filma tutto con il suo telefono cellulare: ci vuole ben poco a comprendere che la versione fornita dalla polizia non coincide con quella mostrata dalle immagini. A questo punto i tre protagonisti sono chiamati a scegliere da che parte stare: dalla parte del silenzio codardo ma rassicurante o da quella della verità coraggiosa ma pericolosa; dalla parte dei mostri o dalla parte degli uomini.

Monsters and Men, primo lungometraggio di Reinaldo Marcus Green e già vincitore del premio speciale della Giuria per la migliore opera prima all’ultima edizione del Sundance Film Festival, si confronta con il volto oscuro dell’America, quello in cui il grilletto della polizia è troppo sensibile alla vista di uomini della pelle nera, quello cantato dalla chitarra di Springsteen con American Skin (41 Shots), quello che ancora rappresenta un nodo irrisolto degli Stati Uniti multirazziali ma non sempre multiculturali. Lo stesso volto che, del resto, anche l’Italia si è trovata a mostrare con il caso di Stefano Cucchi, portato sul grande schermo dal film Sulla mia pelle. Non importa che la vittima sia un nero o un “tossico”: la sostanza, in fondo, resta la stessa.

Il razzismo è un ottuso pregiudizio difficile da superare. La 13ma edizione della Festa del Cinema lo ricorda con tutti i registi, con film come The Hate U Give, cui fa da sfondo la stessa tematica di Monsters and Men, o Green Book, con i toni della commedia dal retrogusto amaro. Così come è difficile scoperchiare il vaso di Pandora degli abusi commessi da chi avrebbe il dovere istituzionale di tutelare i diritti dei cittadini. Il film di Reinaldo Marcus Green, tuttavia, pur restituendo uno spaccato di indubbio interesse, non riesce a toccare le corde giuste per convincere fino in fondo. Le storie dei tre protagonisti restano troppo distanti le une dalle altre e la narrazione perde spesso di ritmo, lasciando senza sviluppo alcuni spunti che restano appena accennati.

data di pubblicazione: 26/10/2018







75. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018

75. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018

Oggi alle ore 11, in un’assolata mattinata di luglio, al cospetto di una folla di critici cinematografici, giornalisti, appassionati e curiosi, si è tenuta, presso il cinema Moderno di Piazza della Repubblica in Roma, la conferenza stampa in cui è stato comunicato il programma della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il Presidente della Biennale Paolo Baratta, che come di consueto ha aperto la conferenza stampa, tra le novità di quest’anno ha annunciato che in concomitanza con il Festival sarà allestita, presso lo storico Hotel Des Bain al Lido e grazie alla disponibilità della società Coima Sgr, un’esposizione sulla storia della Mostra del cinema che attinge ai materiali dell’Archivio Storico, dal titolo Il cinema in Mostra: volti e immagini dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932-2018. L’esposizione includerà foto, filmati, documenti e materiali per lo più inediti sulla storia della Mostra, fatta eccezione per dodici anni di cui, per motivi diversi, non si è conservata memoria delle relative edizioni della manifestazione. Il Direttore del Settore Cinema Alberto Barbera, che curerà l’esposizione, dopo l’intervento del Presidente Baratta, ha iniziato il suo di intervento cominciando dai ringraziamenti a tutti coloro che ogni anno rendono possibile la realizzazione di quello che è il più antico Festival del Cinema al mondo.

Quest’anno sono stati esaminati in poche settimane più di 3.500 film e scelte molte pellicole di genere quali western, commedie, musical, crime story, con cui molti autori si sono misurati, per un programma che già dai primi accenni si preannuncia esplosivo.

La selezione, contrariamente al passato, forse sull’onda di altre innovative rassegne, sembra andare più incontro ai gusti degli appassionati piuttosto che a quello dei critici per la diversità di film presentati. Ricchezza e varietà, come ha più volte sottolineato Barbera, sono dunque le caratteristiche del cinema contemporaneo di questa nuova edizione della kermesse veneziana: autori affermati, alcuni dei quali per la prima volta a Venezia, ma anche 11 nuovi registi, molti dei quali nella Sezione Orizzonti, tante opere prime e seconde. Tra i classici, si contano 17 film restaurati e 8 documentari sul cinema uno dei quali è su Buster Keaton ed un altro sulle donne, con la voce narrante di Tilda Swinton.

Da quest’anno la Sezione Cinema in giardino si chiamerà “Sconfini”, con al suo interno una categoria estremamente eterogenea di pellicole provenienti da tutto il mondo, mentre 13 saranno i cortometraggi.

Per la Sezione “Orizzonti”, 19 saranno le pellicole tutte di autori poco conosciuti, tra cui 8 opere prime; tra i film di questa sezione il 29 agosto, giorno di apertura del Festival, verrà proiettata Sulla mia pelle pellicola di Alessio Cremonini sul caso Cucchi con Alessandro Borghi, padrino della passata edizione del Festival, veste che quest’anno sarà affidata a Michele Riondino; mentre Un giorno all’improvviso vede il debutto di Ciro D’Emilio, un po’ come fu per Dario Albertini con il suo Manuel lo scorso anno.

Nella Sezione Fuori Concorso, che quest’anno annovera 10 documentari, attesissimi sono l’Evento Speciale The other side of the wind di Orson Wells, completato e restaurato, A star is born con Lady Gaga e di Bradley Cooper nella triplice veste di regista, attore e cantante per questo quarto remake del film, e La quietud di Pablo Trapero, considerato come la continuazione ideale de Il clan, L’amica geniale del nostro Saverio Costanzo tratto dai romanzi della misteriosa Ferrante, serie tv prodotta da Netflix che pur non essendo ascrivibile a pieno titolo per il cinema, ha la stessa valenza che ebbe lo scorso anno The Young Pope di Sorrentino; ed infine, ma non ultimo, Dragged Across Concrete con Mel Gibson e Vince Vaughn.

21 le pellicole in Concorso in prima mondiale, tra queste sono da segnalare la pellicola che aprirà il Festival First man di Damien Chazelle preannunciata come una film diametralmente opposto al pluripremiato La La Land presentato a Venezia 73, l’ironico film western europeo girato tra la Spagna e la Romania The sisters brothers con un cast tutto americano, il sorprendente, come lo ha definito Barbera, Vox Lux di Brady Corbet con Natalie Portman e Jude Law, oltre all’atteso Suspiria, definito come il film più ambizioso di Luca Guadagnino con Tilda Swinton che riveste ben tre ruoli, per passare infine all’ultimo attesissimo film dei fratelli Coen The ballad of Buster Scruggs, un western in 6 episodi. Qui di seguito tutti i titoli dei film in Concorso:

First man di Damien Chazelle (film di apertura)

Napszállta (Sunset) di Laszlo Nemes

The mountain di Rick Alverson

Doubles vies di Olivier Assayas

The sisters brothers di Jacques Audiard

The ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen

Vox Lux di Brady Corbet

Roma di Alfonso Cuaron

22 July di Paul Greengrass

Suspiria  di Luca Guadagnino

Werk ohone autor (Opera senza autore) di Florian Henckel Von Donnensmarck

The nightingale di Jennifer Kent

The favourite di Yorgos Lanthimos

Peterloo di Mike Leigh

Capri – Revolution di Mario Martone

What you gonna do when the world’s on fire? di Roberto Minervini

Frères Ennemis di David Oelhoffen

Nuestro tiempo di Carlos Reygadas

At eternity’s gate di Julian Schnabel

Acusada di Gonzalo Tobal

Zan (Killing) di Shinaya Tsukamoto

Accreditati sarà presente al Lido durante tutta la durata del Festival. Dunque, arrivederci a Venezia!

data di pubblicazione:25/07/2018