IL CLAN di Pablo Trapero, 2016

IL CLAN di Pablo Trapero, 2016

Argentina, 1983. Arquimedes Puccio, confidando ancora nella copertura dei suoi ex superiori dei servizi segreti nonostante il ritorno della democrazia nel suo paese, a solo scopo di estorsione, continua a praticare sequestri di persone. Le sue vittime, appartenenti a famiglie molto ricche e in vista, vengono detenute come ostaggi in attesa di riscatto nella cantina e nella soffitta della sua casa, con la complicità di sua moglie e di due dei suoi tre figli maschi, con il silenzio delle due figlie Silvia e Adriana. Tutti gli abitanti del quartiere ignorano quanto accada in quella casa.



Il clan, Leone d’argento per la migliore regia alla 72^ Mostra di Venezia, si basa su un fatto di cronaca realmente accaduto nella città di San Isidro, conosciuto come il “caso Puccio”. Quanto potrà mai durare la democrazia in questo paese? Un paio d’anni e si torna indietro…è su questa certezza che l’ex agente dei servizi segreti (rimasto senza lavoro) Arquimedes Puccio, uomo dall’aspetto pacato e tranquillo del buon padre di famiglia, ma in realtà padre-padrone freddo e crudele, continua a praticare l’attività criminale del sequestro di persona senza farsi alcuno scrupolo, giustificandosi con i propri familiari come fosse una normale fonte di sostentamento per tutti loro, rendendoli al tempo stesso complici e vittime di tanta crudeltà. Ad aiutare Arquimedes c’è il figlio Alejandro con il quale il padre ha un rapporto particolare ed intorno al quale ruota tutta la struttura di questo bel film di Pablo Trapero. Il regista ci offre il quadro di una nazione ancora malata, dove la sparizione di persone praticata sino ad allora dalla ex dittatura, era qualcosa di assolutamente radicato in una parte del tessuto sociale che anche nella nuova situazione continuava a detenere un certo potere sotto la protezione dei militari, in cui l’aberrante tornaconto personale dei Puccio si inserisce perfettamente.
E’ una storia cupa, potente ed ovviamente sconcertante quella che il regista ci racconta, aiutato da un cast di attori molto bravi fra i quali primeggiano, proprio per l’intensità degli sguardi, questo padre (Guillermo Francella) con i suoi occhi di ghiaccio che sono lo specchio di quella paura mista ad omertà con cui tiene legati a sé i suoi familiari, e questo figlio (Juan Pedro Lanzani) in perenne stato di “trans da obbedienza” il cui destino reale sino ai nostri giorni, che scorgeremo solamente nei titoli di coda, supera di gran lunga quanto incredibilmente viene narrato in tutto il film. Il clan è un film da vedere nonostante la dicitura “tratto da una storia vera”, perché mai come in questo caso la realtà supera la fantasia.

data di pubblicazione:19/09/2016


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LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE di Thomas Middleton, regia di Declan Donellan

LA TRAGEDIA DEL VENDICATORE di Thomas Middleton, regia di Declan Donellan

(Teatro Argentina – Roma, 23 gennaio/3 febbraio 2019)

Il grande maestro della regia, Declan Donnellan, ha diretto per la prima volta una produzione in lingua italiana La tragedia del vendicatore di Thomas Middleton nella versione di Stefano Massini, in scena al Teatro Argentina di Roma dal 23 gennaio al 3 febbraio 2019. Scritta nei primi anni del regno di Giacomo I, tra il dilagare della violenza e del malcostume, La tragedia del vendicatore riflette una visione del mondo cupa e disperata di chiara matrice medioevale: di fronte alla corruzione ed alla forza inquinante del potere e della lussuria, l’isolamento ascetico e la rinuncia sembrano l’unica via per sfuggire al peccato.

 

Contemporaneo di Shakespeare, Thomas Middleton attribuisce ai personaggi nomi identificativi dell’indole di ciascuno, così da connotarne fin da subito il ruolo e il comportamento: Vindice, Spurio, Supervacuo, Lussurioso, Ambizioso, Castiza.

La trama è intricatissima. In una non meglio precisata corte italiana, Vindice e Ippolito, figli di Graziana e fratelli di Castiza, si incontrano davanti al Palazzo del Duca. Vindice – come dice il nome – desidera vendicare a qualunque prezzo la morte della promessa sposa Gloriana, stuprata e avvelenata dal Duca poco prima delle nozze. Vindice si traveste e si presenta a corte sotto le spoglie di uno strano personaggio di nome Piato. Qui si assiste ad un susseguirsi di stupri, vendette e seduzioni, processi e condanne. Vindice/Piato ed il fratello Ippolito attirano il Duca in una trappola, lo torturano e lo uccidono, vendicando Gloriana. Si scatena a questo punto la commedia degli equivoci che da il via a un satanico susseguirsi di morti in cui tutti uccidono tutti. Vindice ha ottenuto quel che cercava, ma la sua sete di vendetta lo conduce alla morte e travolge anche Ippolito.
È un teatro, quello di Donnellan, che esalta l’attualità della storia . Si parla di un governo corrotto, di un popolo che si compra con pochissimo, di una società ossessionata dal sesso, dalla celebrità, dalla posizione sociale e dal denaro, dominata dal narcisismo.

Declan Donnellan si focalizza sul bisogno di vendetta e punizione, sulla incapacità di lasciarsi alle spalle il dolore e il ricordo. Fino a che, anche per via di un contesto di corte dilaniato da inimicizie e corruzione, a pagarne le conseguenze in prima persona è proprio lo stesso protagonista.

Risalta il grande equilibrio tra i personaggi, tutti fortemente rilevanti, tra tragedia e commedia, tra dolore ed allegria, grazie alla matrice satirica che anima tutta la narrazione, tra feste di corte, fratelli contro i fratelli, madri disposte per trenta denari a prostituire le figlie, figli contro padri, in una vortice di vendette che inevitabilmente lascia tutti sconfitti. Eppure si ride.

Il feroce sentimento di vendetta di Vindice, per la prematura e violenta morte dalla promessa sposa Gloriana, è la causa scatenante di tutto il degrado ed il marcio che viene fuori. E la vendetta è la parola di riferimento in quel luogo dove dominano ingiustizia e lussuria ma dove tutto sembra disfarsi di fronte alla lotta per il potere.

data di pubblicazione:04/02/2019


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IL SEGRETO DI UNA FAMIGLIA (LA QUIETUD) di Pablo Trapero, 2019

IL SEGRETO DI UNA FAMIGLIA (LA QUIETUD) di Pablo Trapero, 2019

Due sorelle legate da un amore profondo, fisico, due metà che si completano solo quando sono insieme perché la distanza reale è troppo dolorosa. Un “amore irrequieto, drogato, completo” è al centro del nuovo film di Pablo Trapero, presentato fuori concorso nel 2018 a Venezia e appena uscito nelle sale italiane: il film parla di “sorellanza”, in un complesso rapporto tra due donne che si amano nonostante le apparenze le vorrebbero l’una contro l’altra, con uno sguardo molto attento e profondo verso l’intimo femminile, all’interno di una famiglia. Una storia al presente, che tuttavia affonda le sue radici nelle storture del passato argentino al tempo della dittatura, in un ideale sequel de Il clan con il quale il regista vinse il Leone d’argento alla regia nel 2015.

 

Eugenia (Bèrénice Bejo) e Mia (Martina Gusman) si ritrovano al capezzale del padre colpito da ictus per sostenere la madre Esmeralda (Graciela Borges) presso la loro tenuta denominata la quietud, immersa nelle campagne vicino Buenos Aires. Il rapporto tra le due sorelle è mutuato dal modo con cui la madre si comporta con loro: sempre molto amorevole con Eugenia, verso la quale ha ricordi di grande tenerezza e che le ha appena annunciato di aspettare un figlio che Esmeralda vede come una benedizione, e sempre molto dura con Mia che forse, solo per difendersi, riversa tutto il suo affetto nei confronti del padre morente. Eppure, nonostante Esmeralda non faccia nulla per celare questa evidente diversità di sentimenti nei confronti delle figlie, esse al contrario si amano, si cercano ed ogni volta ritrovano un afflato quasi fisico che le unisce: questo legame speciale farà loro superare avversità di ogni genere.

Trapero, con La quietud riprende il tema della violenza de Il clan, ma lo tratta in maniera differente: il dolore è presente ma non palese, s’impadronisce di queste donne ma non si sa da dove provenga, causato sicuramente in parte dal legame malato che la madre, che non le sa amare, ha con una di loro, condannandola inevitabilmente all’infelicità.

Le due bravissime attrici (una è la moglie del regista) si somigliano talmente tanto da sembrare proprio due sorelle, e riescono con molta naturalezza ad esprimere questo profondo sentimento che le lega. Sulle esistenze di Eugenia e Mia incombono in maniera dolorosa e strisciante vecchi fantasmi che insufflano in loro una non ben identificata sofferenza: tuttavia queste due sorelle sanno amare e, quando tutto sembra perduto, raggiungono a loro modo insieme quella “quiete” evocata dal titolo.

Film originale, sensibile, profondo, tutto al femminile.

data di pubblicazione:06/07/2019


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LA QUIETUD di Pablo Trapero, 2018

LA QUIETUD di Pablo Trapero, 2018

(75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Due sorelle legate da un amore profondo, fisico, due metà che si completano solo quando sono insieme perché la distanza reale è troppo dolorosa. Un “amore irrequieto, drogato, completo” è al centro del nuovo film di Pablo Trapero presentato fuori concorso a Venezia, per parlare di “sorellanza” in un complesso rapporto tra due donne che si amano nonostante le apparenze le vorrebbero l’una contro l’altra, con uno sguardo all’intimo femminile all’interno della famiglia. Una storia al presente che affonda le sue radici nelle storture del passato argentino al tempo della dittatura, in un ideale sequel de Il clan con il quale il regista vinse il Leone d’argento alla regia nel 2015.

  

Eugenia (Bèrénice Bejo) e Mia (Martina Gusman) si ritrovano al capezzale del padre colpito da ictus per sostenere la madre Esmeralda (Graciela Borges) presso la loro tenuta denominata la quietud, immersa nelle campagne vicino Buenos Aires. Il rapporto tra le due sorelle è mutuato dal modo con cui la madre si comporta con loro: sempre molto amorevole con Eugenia, verso la quale ha ricordi di grande tenerezza e che le ha appena annunciato di aspettare un figlio che Esmeralda vede come una benedizione, e sempre molto dura con Mia che forse, solo per difendersi, riversa tutto il suo affetto nei confronti del padre morente. Eppure, nonostante Esmeralda non faccia nulla per celare questa evidente diversità di sentimenti nei confronti delle figlie, esse al contrario si amano, si cercano ed ogni volta ritrovano un afflato quasi fisico che le unisce: questo legame speciale farà loro superare avversità di ogni genere.

Trapero, con La quietud riprende il tema della violenza de Il clan, ma lo tratta in maniera differente: il dolore è presente ma non palese, s’impadronisce di queste donne ma non si sa da dove viene, causato sicuramente in parte dal legame malato che la madre, che non le sa amare, ha con una di loro condannandola inevitabilmente all’infelicità.

Le due bravissime attrici (una è la moglie del regista) si somigliano talmente tanto da sembrare proprio due sorelle, e riescono con molta naturalezza ad esprimere questo profondo sentimento che lega Eugenia e Mia, sulle cui esistenze in maniera dolorosa e strisciante incombono vecchi fantasmi che insufflano in loro una non ben identificata sofferenza. Tuttavia Mia ed Eugenia sanno amare e, quando tutto sembra perduto, raggiungono a loro modo, insieme, quella “quiete” evocata dal titolo.

Film originale, sensibile, profondo, tutto al femminile, distribuito in Italia da BIM.

data di pubblicazione:03/09/2018








75. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018

75. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA – LA BIENNALE DI VENEZIA, 29.08—–8.09 2018

Oggi alle ore 11, in un’assolata mattinata di luglio, al cospetto di una folla di critici cinematografici, giornalisti, appassionati e curiosi, si è tenuta, presso il cinema Moderno di Piazza della Repubblica in Roma, la conferenza stampa in cui è stato comunicato il programma della 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il Presidente della Biennale Paolo Baratta, che come di consueto ha aperto la conferenza stampa, tra le novità di quest’anno ha annunciato che in concomitanza con il Festival sarà allestita, presso lo storico Hotel Des Bain al Lido e grazie alla disponibilità della società Coima Sgr, un’esposizione sulla storia della Mostra del cinema che attinge ai materiali dell’Archivio Storico, dal titolo Il cinema in Mostra: volti e immagini dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 1932-2018. L’esposizione includerà foto, filmati, documenti e materiali per lo più inediti sulla storia della Mostra, fatta eccezione per dodici anni di cui, per motivi diversi, non si è conservata memoria delle relative edizioni della manifestazione. Il Direttore del Settore Cinema Alberto Barbera, che curerà l’esposizione, dopo l’intervento del Presidente Baratta, ha iniziato il suo di intervento cominciando dai ringraziamenti a tutti coloro che ogni anno rendono possibile la realizzazione di quello che è il più antico Festival del Cinema al mondo.

Quest’anno sono stati esaminati in poche settimane più di 3.500 film e scelte molte pellicole di genere quali western, commedie, musical, crime story, con cui molti autori si sono misurati, per un programma che già dai primi accenni si preannuncia esplosivo.

La selezione, contrariamente al passato, forse sull’onda di altre innovative rassegne, sembra andare più incontro ai gusti degli appassionati piuttosto che a quello dei critici per la diversità di film presentati. Ricchezza e varietà, come ha più volte sottolineato Barbera, sono dunque le caratteristiche del cinema contemporaneo di questa nuova edizione della kermesse veneziana: autori affermati, alcuni dei quali per la prima volta a Venezia, ma anche 11 nuovi registi, molti dei quali nella Sezione Orizzonti, tante opere prime e seconde. Tra i classici, si contano 17 film restaurati e 8 documentari sul cinema uno dei quali è su Buster Keaton ed un altro sulle donne, con la voce narrante di Tilda Swinton.

Da quest’anno la Sezione Cinema in giardino si chiamerà “Sconfini”, con al suo interno una categoria estremamente eterogenea di pellicole provenienti da tutto il mondo, mentre 13 saranno i cortometraggi.

Per la Sezione “Orizzonti”, 19 saranno le pellicole tutte di autori poco conosciuti, tra cui 8 opere prime; tra i film di questa sezione il 29 agosto, giorno di apertura del Festival, verrà proiettata Sulla mia pelle pellicola di Alessio Cremonini sul caso Cucchi con Alessandro Borghi, padrino della passata edizione del Festival, veste che quest’anno sarà affidata a Michele Riondino; mentre Un giorno all’improvviso vede il debutto di Ciro D’Emilio, un po’ come fu per Dario Albertini con il suo Manuel lo scorso anno.

Nella Sezione Fuori Concorso, che quest’anno annovera 10 documentari, attesissimi sono l’Evento Speciale The other side of the wind di Orson Wells, completato e restaurato, A star is born con Lady Gaga e di Bradley Cooper nella triplice veste di regista, attore e cantante per questo quarto remake del film, e La quietud di Pablo Trapero, considerato come la continuazione ideale de Il clan, L’amica geniale del nostro Saverio Costanzo tratto dai romanzi della misteriosa Ferrante, serie tv prodotta da Netflix che pur non essendo ascrivibile a pieno titolo per il cinema, ha la stessa valenza che ebbe lo scorso anno The Young Pope di Sorrentino; ed infine, ma non ultimo, Dragged Across Concrete con Mel Gibson e Vince Vaughn.

21 le pellicole in Concorso in prima mondiale, tra queste sono da segnalare la pellicola che aprirà il Festival First man di Damien Chazelle preannunciata come una film diametralmente opposto al pluripremiato La La Land presentato a Venezia 73, l’ironico film western europeo girato tra la Spagna e la Romania The sisters brothers con un cast tutto americano, il sorprendente, come lo ha definito Barbera, Vox Lux di Brady Corbet con Natalie Portman e Jude Law, oltre all’atteso Suspiria, definito come il film più ambizioso di Luca Guadagnino con Tilda Swinton che riveste ben tre ruoli, per passare infine all’ultimo attesissimo film dei fratelli Coen The ballad of Buster Scruggs, un western in 6 episodi. Qui di seguito tutti i titoli dei film in Concorso:

First man di Damien Chazelle (film di apertura)

Napszállta (Sunset) di Laszlo Nemes

The mountain di Rick Alverson

Doubles vies di Olivier Assayas

The sisters brothers di Jacques Audiard

The ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen

Vox Lux di Brady Corbet

Roma di Alfonso Cuaron

22 July di Paul Greengrass

Suspiria  di Luca Guadagnino

Werk ohone autor (Opera senza autore) di Florian Henckel Von Donnensmarck

The nightingale di Jennifer Kent

The favourite di Yorgos Lanthimos

Peterloo di Mike Leigh

Capri – Revolution di Mario Martone

What you gonna do when the world’s on fire? di Roberto Minervini

Frères Ennemis di David Oelhoffen

Nuestro tiempo di Carlos Reygadas

At eternity’s gate di Julian Schnabel

Acusada di Gonzalo Tobal

Zan (Killing) di Shinaya Tsukamoto

Accreditati sarà presente al Lido durante tutta la durata del Festival. Dunque, arrivederci a Venezia!

data di pubblicazione:25/07/2018