TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI di Marin Mc Donagh, 2018

TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI di Marin Mc Donagh, 2018

Dopo le modeste proposte in salsa natalizia, ecco finalmente “un film” da leccarsi i baffi. Parlo di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, la pellicola che ha vinto 4 Golden Globe, quasi un’anticamera degli Oscar e che già a Venezia  (migliore sceneggiatura) era stata apprezzata ben più di Downsizing di Alexander Payne con Matt Damon in versione mini uomo. La regia e lo script sono del britannico Martin  McDonagh, classe 1971, di cui molti ricorderanno il gioiellino In Bruges (2008) e 7 psicopatici (2012), ma la storia potrebbe benissimo essere scambiata per un film dei fratelli Coen. Anzi direi che è da un po’ che Joel ed Ethan non riescono a raggiungere i livelli della pellicola del giovane regista che ne segue le orme.  Il racconto parte dalla ricerca di una madre, Mildred (una Frances Mc Dormand da Oscar) che lotta per ottenere verità e giustizia per la figlia stuprata, assassinata e bruciata alcuni mesi prima. Il colpevole ancora non è stato trovato e la disperata donna, già di suo fuori di testa,  per ridestare l’attenzione, affitta tre vecchi cartelloni pubblicitari fuori Ebbing, Missouri, in cui addossa al  locale capo della polizia William Willoughby (Woody Harrelson), che scopriremo malato di cancro al pancreas, la responsabilità delle mancate indagini. Tra gli sbirri, l’agente Dixon (Sam Rockwell, premiato ai Globes), abbastanza razzista, violento ed incapace non tollera le iniziative di Mildred e cerca in tutti i modi di ostacolarne il successo, consigliato fraudolentemente da una madre ancora più razzista e bigotta. Non aggiungo altro sulla trama per non sottrarvi il gusto dell’evoluzione della storia che ha tutti i crismi di un noir della provincia USA più retriva, nell’occasione perfettamente rappresentata con tanto di stereotipi politicamente e volutamente scorretti. Non mancano, alternati a momenti di violenza fisica e psicologica, attimi di sublime poesia come, ad esempio, nella rilettura della lettera di Willoughbly, appena morto. Siamo, dunque, ai massimi livelli del genere: al film di Mc Donagh non manca niente, il ritmo, le immagini, l’empatia e i dialoghi, duri e mai banali, persino l’ironia quanto basta. Il tutto, inclusi i comprimari dei protagonisti (la deliziosa Abbie Cornish e Lucas Hedges) e la significativa colonna sonora, a farne certamente uno dei migliori film dell’anno. Buona visione!

data di pubblicazione:13/01/2018


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PETERLOO di Mike Leigh, 2019

PETERLOO di Mike Leigh, 2019

Peterloo è la crasi tra St. Peter’s e Waterloo. Essa indica “la strage di innocenti” che avvenne durante un comizio nell’agosto del 1819, presso St. Peter’s Field a Manchester ad opera della cavalleria inglese, immediatamente dopo la vittoria su Napoleone a Waterloo, allo scopo di soffocare nel sangue la pacifica manifestazione di famiglie di contadini che, pur pagando i tributi al Re, si erano radunati per chiedere al Governo inglese la riforma elettorale, non potendolo fare esprimendo regolarmente il proprio voto.

 

Mike Leigh (Segreti e bugie, Il segreto di Vera Drake e Turner) ci regala un altro dei suoi “affreschi” sui diritti negati ai più deboli, raccontando un episodio sovente riportato nei trafiletti dei libri di storia inglese, in cui persero la vita diciotto persone ed almeno un centinaio rimasero gravemente ferite: un forte atto di repressione sulla libertà di riunione ad opera del governo su donne, bambini e braccianti di Manchester, che rappresentò una delle scintille per la definizione della futura democrazia.

Il regista ci riporta ancora nel passato per parlarci del presente, mettendo di nuovo al centro dei suoi racconti l’uomo nella sua eterna lotta contro l’avidità del potere, la corruzione e la violenza: questa umanità che perde tutto per tentare di vivere una vita migliore, per far valere i propri diritti e che combatte in nome di un ideale che possa condurla verso una vita più giusta. Leigh ci fa capire come le ripercussioni economiche, su un paese appena uscito da un conflitto seppur vittorioso come il caso dell’Inghilterra su Napoleone, siano ugualmente devastanti e come i governi hanno da sempre tentato di risolvere ogni genere di crisi vessando il popolo, come fecero i conservatori del governo britannico nell’ 800.

Peterloo è un film storico che si articola, come spesso avviene nelle pellicole di Leigh, partendo da una lunga fase di preparazione in cui entriamo nell’atmosfera di queste famiglie contadine, inventate ad arte dal regista, ma che verosimilmente ricalcano la vita di quelle reali di allora: persone normali che non sanno come sopravvivere nel quotidiano. Ed è in questo contesto che, con il supporto di attivisti e giornalisti, cominciano a farsi largo le idee di cambiamento.

Le scene del massacro sono esaltate dal montaggio di Jon Gregory (Tre manifesti a Ebbing, Missouri), con una sequenza di immagini di grande impatto visivo; il lavoro di Jon Gregory è stato paragonato da Leigh come quello di uno chef che assembla gli ingredienti per arrivare ad esaltare il gusto finale del piatto che si sta realizzando. Dick Pope ha invece curato la fotografia, attingendo alla sua lunga esperienza da documentarista in zone di guerra: il risultato è dato da inquadrature di ampio respiro, con masse di persone brulicanti e comizi politici, che ci introducono sino alle fasi finali dello scontro.

Peterloo si sceglie di andarlo a vedere per riflettere su come la storia si ripeta, incessantemente, sotto i nostri occhi e su come da certi errori del passato si possa partire per affrontare meglio il presente.

data di pubblicazione:29/03/2019


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PETERLOO di Mike Leigh, 2018

PETERLOO di Mike Leigh, 2018

(75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia)

Peterloo, ovvero la crasi tra St. Peter’s e Waterloo, è un termine per descrive “la strage di innocenti” che avvenne durante un comizio nell’agosto del 1819 presso St. Peter’s Field a Manchester ad opera della cavalleria inglese per soffocare nel sangue, immediatamente dopo la vittoria su Napoleone a Waterloo, una pacifica manifestazione di famiglie di contadini che si radunarono per chiedere al Governo inglese la riforma elettorale, non potendo esprimere il proprio voto pur pagando tributi al Re.

 

Mike Leigh (Segreti e bugie, Il segreto di Vera Drake e Turner) ci regala un altro dei suoi “affreschi” sui diritti negati ai più deboli, raccontando un episodio sovente riportato nei trafiletti dei libri di storia inglese, in cui persero la vita una decina di persone ed almeno un centinaio rimasero ferite: un forte atto di repressione sulla libertà di riunione ad opera del governo su donne, bambini e braccianti di Manchester, che rappresentò una delle scintille per la definizione della democrazia.

Il regista ci riporta ancora nel passato per parlarci del presente, mettendo di nuovo al centro dei suoi racconti l’uomo nella sua eterna lotta contro l’avidità del potere, la corruzione e la violenza: questa umanità che perde tutto per tentare una vita migliore, per far valere i propri diritti, che combatte in nome di un ideale che li conduca verso una vita più giusta. Le ripercussioni economiche per un paese appena uscito da un conflitto, seppur vittorioso come il caso dell’Inghilterra su Napoleone, sono ugualmente devastanti e i governi hanno da sempre tentato di risolvere la crisi che ne consegue vessando il popolo, come fecero i conservatori del governo britannico nell’ 800.

Peterloo è un film storico che si articola, come spesso avviene nelle pellicole di Leigh, partendo da una lunga fase di preparazione in cui entriamo nell’atmosfera di queste famiglie contadine inventate ad arte dal regista, ma che verosimilmente ricalcano la vita di quelle reali di allora, persone normali che non sanno come sopravvivere nel quotidiano: in questo ambiente, con il supporto di attivisti e giornalisti, cominciano a nascere e crescere le idee di cambiamento.

Le scene del massacro sono esaltate dal montaggio di Jon Gregory (candidato Oscar per Tre manifesti a Ebbing, Missouri), con una sequenza di immagini di grande impatto visivo; il lavoro di Jon Gregory è stato paragonato da Leigh come quello di uno chef che assembla gli ingredienti per arrivare ad esaltare il gusto finale del piatto che si sta realizzando. Dick Pope ha invece curato la fotografia, attingendo alla sua lunga esperienza da documentarista in zone di guerra: il risultato è dato da inquadrature di ampio respiro di masse di persone brulicanti, di comizi politici, che ci introducono sino alle fasi finali dello scontro.

Peterloo è un film che si sceglie di andare a vedere per riflettere su come la storia si ripeta, incessantemente, sotto i nostri occhi e su come da certi errori del passato si possa partire per affrontare meglio il presente.

data di pubblicazione:02/09/2018








OSCAR 2018: TUTTI I VINCITORI

OSCAR 2018: TUTTI I VINCITORI

Non ci sono state particolari sorprese nell’assegnazione delle statuette più prestigiose del cinema mondiale e anche le nostre previsioni accreditate sono state ampiamente confermate.

Il trionfo è tutto per La forma dell’acqua-The Shape of water di Guillermo del Toro, che si aggiudica tanto l’Oscar per il miglior film quanto quanto quello per la miglior regia, salendo a pieno diritto nell’Olimpo di questa 90. edizione.

La migliore attrice protagonista è Frances McDormand per Tre manifesti a Ebbing, Missouri, mentre il premio per il migliore attore protagonista va Gary Oldman per L’ora più buia.

Una donna fantastica è il miglior film straniero.

A Chiamami col tuo nome “resta” la statuetta per la miglior sceneggiatura non originale.

Qui di seguito tutti i premi assegnati!

 

Miglior film

La forma dell’acqua – The Shape of Water

 

Miglior regia

Guillermo del Toro per La forma dell’acqua – The Shape of Water

 

Migliore attore protagonista

Gary Oldman per L’ora più buia

 

Migliore attrice protagonista

Frances McDormand per Tre manifesti a Ebbing, Missouri

 

Migliore attrice non protagonista

Allison Janney per Tonya

 

Migliore attore non protagonista

Sam Rockwell per Tre manifesti a Ebbing, Missouri

 

Migliore sceneggiatura originale

Jordan Peele per Scappa – Get Out

 

Migliore sceneggiatura non originale

James Ivory per Chiamami col tuo nome

 

Miglior fotografia

Roger Deakins per Blade Runner 2049

 

Miglior montaggio

Lee Smith per Dunkirk

 

Miglior scenografia

Shane Vieau per La forma dell’acqua – The Shape of Water

 

Migliori costumi

Mark Bridges per Il filo nascosto

 

Miglior colonna sonora originale

Alexandre Desplat per La forma dell’acqua – The Shape of Water

 

Miglior canzone originale

Coco

 

Miglior trucco e acconciature

L’ora più buia

 

Miglior sonoro

Dunkirk

 

Miglior montaggio sonoro

Dunkirk

 

Migliori effetti speciali

Blade Runner 2049

 

Miglior film d’animazione

Lee Unkrich e Darla K. Anderson per Coco

 

Miglior film straniero

Una donna fantastica

 

Miglior documentario

Bryan Fogel e Dan Cogan per Icarus

data di pubblicazione: 5/3/2018

OSCAR 2018, 90^ EDIZIONE: CANDIDATURE E PRONOSTICI

OSCAR 2018, 90^ EDIZIONE: CANDIDATURE E PRONOSTICI

Il 23 gennaio 2018 sono state annunciate le nomination agli Oscar 2018, statuette che saranno consegnate questa notte, 4 marzo, dalla Accademy of Motion Picture Arts and Sciences al Dolby Theatre di Los Angeles. A condurre il comico Jimmy Kimmel, come per la passata e discussa edizione che verrà ricordata più per il clamoroso errore della consegna della preziosa statuetta a La La Landinvece che al vero vincitore Moonlight.

Il film che quest’anno ha ricevuto le maggiori candidature è stato La forma dell’Acqua (13) di Guillermo del Toro, seguito da Dunkirk (8) di Christopher Nolan, Tre manifesti a Ebbing, Missouri (7) di Martin McDonagh, L’ora più buia di Joe Wright e Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson entrambi ex aequo (6) Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve e Lady Bird di Greta Gerwing (5), il nostro Luca Guadagnino con il suo Chiamami col tuo nome (4). Una menzione particolare va alla sezione come miglior film straniero che vede ben 5 pellicole su 5 recensite sul nostro sito Accreditati: Loveless di Andrej Zvjagincev, The Insult di Ziad Doueiri e The Square di Ruben Östlund, A Fantastic Woman di Sèbastian Lelio, oltre a On body and soul di Ildikó Enyedi film ungherese che ha vinto la 67ma edizione della Berlinale.

Le curiosità quest’anno riguardano il mondo femminile, non solo per i ruoli e per le tematiche che sovente hanno pervaso le pellicole, ma anche perché: Meryl Streep è alla sua 21ma nomination per The Post, Greta Gerwing per quella come miglior regia con Lady Bird dopo che nel 2010 The Hurt Locker consacrò Katryn Bigelow, e Rachel Morrison è in corsa per il premio alla migliore fotografia per Mudbound di Dee Rees, film che ha anche ottenuto candidature come miglior attrice non protagonista, miglior sceneggiatura non originale e miglior canzone, queste ultime in cui sfiderà Chiamami col tuo nome.

Le nostre previsioni ci vedono chiaramente tifare per le quattro candidature al film di Guadagnino, anche se le più probabili sembrerebbero essere quella ad Ivory per migliore sceneggiatura non originale e quella per la miglior canzone a Mystery of Love; la sfida più significativa sarà comunque quella tra Daniel Day-Lewis e Gary Oldman, mostruosamente bravi entrambi e sui quali è difficile scegliere se non per simpatia! Quanto al film di Guillermo del Toro, erano anni che non sognavamo così: poesia e raffinatezza si sono baciate, per un film toccante ed emozionante dal primo all’ultimo fotogramma, in contrapposizione al noir di Martin McDonagh che ci descrive “la provincia USA più retriva, rappresentata con tanto di stereotipi politicamente e volutamente scorretti”. Per quanto riguarda i ruoli femminili, Frances McDormand dovrebbe avere la meglio, avendo già vinto ai Golden Globes e ai Bafta: peccato sarebbe per la toccante Sally Hawkins e per la sorprendente Margot Robbie (I, Tonya). Infine per gli attori non protagonisti, anche se il favorito sembrerebbe essere Sam Rockwell per Tre manifesti a Ebbing, Missouri è sicuramente da sottolineare come l’America abbia voluto candidare il grande ed indiscutibile Christofer Plummer per Tutti i soldi del mondoin un ruolo che doveva essere di Kevin Spacey; mentre per le interpreti femminili Allison Janney in I, Tonya sembrerebbe davvero aver colto nel segno.

Non resta che darvi appuntamento sulle pagine di Accreditati per scoprire insieme tutti i vincitori!

data di pubblicazione: 4/3/2018